Il cash flow

Un termine molto in uso nel linguaggio dell’economia  è il “cash flow”, ma cosa significa questo termine? e che cosa è?

Tradotto in italiano il termine significa Flusso di Cassa ed è l’indicatore all’interno dell’azienda che prendendo in esame le entrate e le uscite identifica l’autonomia finanziaria dell’azienda, ovvero quanto soldi abbiamo a disposizione da spendere, in parole povere la liquidità.

Come potete capire è sicuramente uno dei dati più importanti (a mio parere il più importante), oltre alla marginalità, per analizzare in quali acque naviga un’azienda.

Perché ritengo che questo dato sia il più importante da tenere sotto controllo all’interno del cruscotto aziendale?  Bhe  perché l’esperienza di tutti i giorno ci insegna che le aziende chiudono non perché hanno dei bilanci in perdita, al contrario chiudono perché non riescono a far fronte ai loro impegni finanziari.

Il paradosso è proprio questo, se in azienda hai una flusso di denaro attivo che ti permette di fare fronte a tutti i tuoi impegni con dipendenti, fornitori e fisco, anche se il bilancio fosse negativo, l’azienda riesce comunque a resistere e ad andare avanti, al di la del fatto che comunque poi si debba intervenire per riportare il bilancio in utile.

Contrariamente però, se l’azienda avesse uno splendido bilancio con utili interessanti, ma a causa di mancati incassi non avesse la liquidità necessaria per fare fronte ai propri impegni nei confronti di dipendenti, fornitori e fisco, il rischio di  fallimento sarebbe molto più presente.

Concludendo, dal mio punto di vista ritengo che all’interno del cruscotto aziendale gli indicatori da tenere monitorati in ordine di importanza devono  devono essere :

1 Cash Flow

2 Marginalità

3 Fatturato

E nella Vostra azienda tenete sotto controllo questi indicatori?

Per qualsiasi informazione contattami…… l.meroni@me.com

5 risposte a “Il cash flow

  1. Salve Lorenzo, davvero molto interessante l’articolo e condivido la sua tesi, anche se personalmente come ordine d’importanza d’indicatori economico/finanziari, anche in base a ciò che le banche ritengo guardino maggiormente per la concessione di credito alle aziende, io mettrei:
    1) Posizione Finanziaria Netta
    2) EBITDA
    3) Capex (capital expensive)
    Prima delle crisi 2008 probabilmente come ordine d’importanza passava al primo posto l’EBITDA e al secondo la PFN.
    Saluti.

    Guida Matteo

    • Personalmente ritengo che le aziende dovrebbero riuscire ad operare il più possibile con la propria autonomia finanziaria, senza dover ricorrere all’indebitamento con le banche. Questo in alcuni casi è molto difficile, ma non impossibile. Nella mia esperienza, quando un’azienda è costretta a dover ricorrere ai finanziamenti esterni (soci, banche ecc.), significa che ha un ciclo finanziario passivo, oppure non produce marginalità. In entrambi i casi, la permanenza sul mercato sarà molto faticosa. Quindi, l’intento del mio articolo era quello di evidenziare l’importanza per le aziende di focalizzare l’attenzione agli incassi, rispetto ad altri fattori, comunque importanti, ma sicuramente meno rispetto alla liquidità.
      Concludendo, un’azienda può dire di aver guadagnato, solo quando i soldi sono sul suo conto corrente.

  2. Una situazione del genere equivarrebbe ad un giudizio positivo sul CERVED ma vorrebbe anche dire che lo stato (italiano, ovviamente) si sentirebbe lecitato ad esigere.- In questo periodo ho avuto modo di analizzare la situazione patrimoniale di circa 2000 imprese, trovandole tutte in posizione di medio rìschio, salvo un paio ad alto rischio ed un paio a rischio basso (mosche bianche).-
    Fra quelle a medio rischio ce n’era una poi che mi insospettiva e, fatta una verifica approfondita, cumulava ipoteche per un valore pari, se non superiore, a quello degli immobili occupati dall’Azienda.-
    Rescisso il rapporto di collaborazione, mi sono sentito dare dell’idealista, in quanto oggi nessuna impresa potrà mai avere i requisiti da me pretesi (indebitamento 0) ed una posizione di sofferenza è quasi d’obbligo se si vuole sopravvivere alle irrazionali pretese dello stato.-
    Già nel contesto attuale è un plus trovare un’impresa proprietaria dei ‘muri’……………(ipoteche a parte)

    • Gentilissimo Gian Franco, per quanto riguarda le assurde pretese dello stato, non mi pronuncio (ogni commento sarebbe superfluo a quanto già detto da te). Per quanto concerne invece il modello tipo da adottare per avere un’azienda visrtuosa, io continuo a combattere la mia battaglia contro l’indebitamento con le banche, che, anche se può sembrare un’utopia rispetto alle idee di molti imprenditori, sarà sempre più, uno dei requisiti fondamentali per rimanere sul mercato.

  3. Guarda caso, è la stessa cosa che ha detto settimana scorsa il governatore della banca d’Italia………..
    Sembrano le ricette miracolose – da amministratore di condominio – che abbiamo invece pagato a caro prezzo a Mr. Monti !!!
    Ma ci vuole un ministro e la Banca d’Italia per dire cose così ovvie?

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